>>Il coraggio di guardarti negli occhi <<

Dunque, leggendo le FF sul sito, mi sono resa conto che… povero Kisshu… alla fine finisce sempre per soffrire… E così mi sono chiesta: come sarà stata la vita dei nostri tre alieni una volta arrivati sul loro pianeta? Cosa sarà successo… dopo? Insomma, per le Mew Mew un seguito c’è, mentre di loro non si sa più niente…
Così ho pensato di scrivere la FF proprio sulla vita “post mew mew” di Kisshu, Pai e Taruto!!
Spero che vi piaccia.. Buona lettura!

AUTORE: Miranda-chan

Genere: Romantico, Introspettivo
Capitoli: 9
Rating: PG13
On-Line From: 08/03/07
Aggiornata il: 05/06/07
Stato: In Corso...
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1. Nuove Esperienze
 

Io non so se mai si avvererà
uno di quei sogni di uno fa
come questo che
non riesco a togliere dal cuore
da quando c’è…

Kisshu si svegliò.
Aveva dormito male anche quella notte, e il suo risveglio non contribuì per niente a risollevargli l’umore, visto che era stata la voce instente di Taruto a riportarlo alla realtà.
Per un attimo non si rese nemmeno conto di dove si trovasse, accecato da un fastidioso raggio di luce che entrava dalla finestra.
Poi ricordò. Era sul suo pianeta, nel suo nuovo letto, con la sua nuova famiglia.
Beh, non proprio nuova. (*)
“Dai, alzati da quel letto, pigrone! Farai tardi al lavorooo…” si mise ad urlargli Taruto in un’orecchia.
“Fila via, moccioso rompiscatole… non ho voglia di alzarmi. Ho dormito poco…” gli rispose Kisshu, girandosi dall’altra parte.
“Ooh, insomma! Sei intrattabile… ma non vuoi andare fuori alla luce? Oggi c’è una bellissima giornata…”
Kisshu non gli rispose nemmeno. Stava cercando di ricordare il sogno che aveva fatto quella notte… ma il mal di testa che aveva e Taruto che gli ronzava intorno non gli rendevano le cose facili. (**)
“Oh, ci rinuncio. Beh, fa come vuoi. Pai è già uscito e io devo andare a scuola… Se vuoi saltare il lavoro, fa’ pure. Ma poi non lamentarti se ti licenziano…” (***)
E così dicendo il bambino se ne andò, non prima di aver sbattuto con forza la porta della stanza.
Kisshu stette ancora qualche istante a letto, dopodiché si alzò, poco convinto. Solo il pensiero del combattimento lo faceva muovere. Per l’ennesima volta si chiese perché diamine avesse accettato un lavoro che iniziava a quell’impossibile orario, e per l’ennesima volta si rispose “Perché non puoi fare nient’altro”.
Guardandosi allo specchio non potè fare a meno di sorridere, compiaciuto. (Lo so che sono figo… non c’è bisogno di ricordarmelo! NdKisshu) (Che modesto… Ndell’autrice)
Nel giro di un mese il suo colorito era molto migliorato. Era ancora pallido, ma non mortalmente pallido come da bambino.
O come quando si trovava sulla Terra.
“La Terra!” Erano così lontani da quel pianeta. Eppure continuava a pensarci.
No, peggio: continuava a pensarla. Ichigo…
Erano settimane che non la vedeva.
Ed era probabile che non l’avrebbe rivista mai più.
Come se solo in quel momento si fosse reso conto di averla persa per sempre, Kisshu sentì aprirsi un’enorme voragine nel cuore.
Sferrò un colpo allo specchio, che si ruppe in mille pezzi.
La sua mano cominciò a sanguinare. Ecco come si sentiva: ferito e sanguinante.
“Stupido!” si disse. “Sei solo uno stupido, Kisshu! Accidenti a te! Avresti dovuto portarla con te! Sapevi che non poteva essere altrimenti, ma non l’hai fatto! Non ne hai avuto il coraggio! Idiota!”
Si asciugò amaramente la mano. Ma perché doveva sempre avere quegli scatti di pazzia? (Me lo chiedo anche io… Ndell’autrice)
Ciò che aveva sognato… non lo ricordava ancora, ma ne sentiva il sapore… ne ricordava le sensazioni… Sensazioni che, invece di affievolirsi con il passare del tempo, diventavano sempre più forti e insistenti… Non poteva farci niente, se era così…
Aveva gli occhi sbarrati. Sognava ad occhi aperti… la sua Ichigo era ancora là, lo stava aspettando… doveva solo prendere una navetta qualsiasi, una monoposto, e in pochi giorni sarebbe potuto tornare da lei…
Si riscosse, emozionato. Certo, poteva funzionare… l’hangar navette era poco lontano dal posto dove lavorava… Poteva entrare con la tessera dipendenti, poi eludere i guardiani, sistemarsi sulla navetta e partire.
Un sorriso gli si dipinse sul volto. Chissà cosa avrebbero detto Pai e Taruto, non trovandolo a casa quella sera… (****)
Di sicuro non ne sarebbero stati sconvolti… E Pai aveva un buon lavoro ai Laboratori Scientifici, per cui non si sarebbero nemmeno trovati in difficoltà economiche…
Aprì la porta della sua stanza e si precipitò fuori. Asteri brillava nel cielo. (*****)
Era, come aveva detto Taruto, una bellissima giornata.
Si alzò in volo e sorvolò la piccola cittadina nata sulla superficie del pianeta. Il vento che gli scompigliava i capelli lo svegliò completamente.
La sensazione del volo… era come quando baciava Ichigo. Lo faceva sentire incredibilmente vivo.
Rise, deliziato.
Non era mai stato così contento di andare alla base militare.

Atterrò di fronte ad un edificio ancora in costruzione, molto grande e a due piani, la facciata anteriore decorata da colonne, che brulicava di attività.
La Centrale dell’Esercito.
Era nuovissima, la prima costruzione che la sua gente aveva fatto in superficie. Ancora più importante delle case degli abitanti e dei Laboratori Scientifici. Lui era praticamente cresciuto in una base militare, ma in quella vecchia, sottoterra. Avrebbe potuto orientarsi ad occhi chiusi nella vecchia base, quella nuova invece lo confondeva ancora un po’.
Tirò fuori dalla tasca la tessera dipendenti e la mostrò frettolosamente ai due guardiani di fronte al portone principale. Questi gli fecero cenno di passare e lui non se lo fece ripetere.
C’era tantissima gente. Kisshu non riusciva ad andare veloce come avrebbe voluto, in mezzo a quel caos.
“Accidenti” imprecò sottovoce. “Proprio oggi che non ho tempo da perdere.”
Si alzò a mezzo metro da terra. Volare era una dote particolare, che non tutti avevano. Stava per puntare verso il corridoio che portava all’hangar, quando qualcuno lo trattenne per un braccio.
“Kisshu, cosa diavolo ci fai ancora qui?!? Non sai che gli allenamenti sono iniziati da dieci minuti, ormai? Dove stavi andando?” Era la voce di un suo collega, un certo Konatsu. Kisshu si girò verso di lui, cercando di reprimere una smorfia di rabbia. Gli fece invece un sorriso poco rassicurante (Era meglio la smorfia… Ndell’autrice). Si abbassò fino a toccare terra.
“Si, scusa… non pensavo che oggi bisognasse allenare le reclute…”
“Beh, allora sei fortunato ad avermi incontrato!” ribattè Konatsu. “Su, andiamo adesso: l’esercitazione sarà all’aperto e non voglio avere guai con il comandante.”
I due si incamminarono verso il cortile dove si erano ammassate le reclute e i loro insegnanti.
Il comandante li osservò dall’alto, contrariato.
“Rinew, Ikisatashi… dodici minuti e trentadue secondi di ritardo. Niente male, per essere il vostro terzo giorno di lavoro…”
Konatsu si scusò frettolosamente e prese posto nella fila degli insegnanti.
Kisshu lo seguì, riluttante. Il suo piano stava subendo un ritardo e questo non gli piaceva per niente, ma non poteva andarsene, l’avrebbero sicuramente inseguito e gli avrebbero impedito di prendere la navicella.
Fu così che la lezione ebbe inizio.
“Ognuno di voi avrà un alunno da seguire. Dovrà insegnargli i fondamenti di un combattimento corpo a corpo. L’allievo che avrete davanti a voi sarà quello di cui dovrete occuparvi, da ora fino alle tredici. Anzi, facciamo tredici e tredici minuti, visto che siamo in ritardo. Nai!” (*6)
Perfetto, pensò Kisshu. Adesso era veramente arrabbiato. La mano gli bruciava ed era costretto a fare una cosa a cui non era minimamente interessato e che lo rallentava.
Quasi gli dispiacque per il suo allievo: non sapeva se sarebbe riuscito a trattenere la rabbia. In caso contrario, l’avrebbe fatto a pezzi.


~ * ~ * ~

Fine del primo capitolo!!! Spero vi sia piaciuto… ^_^
Ed ora passiamo alle note, che sono quasi più lunghe del capitolo stesso… Devo contenermi di più…

Note:
(*): non dimentichiamo che Kisshu, Pai e Taruto sono fratelli…
Pai e Taruto:“Già… purtroppo è così!”
Kisshu: “Ehi! Sarei io a dovermi lamentare, non voi! E tu, autrice, non potevi farmi vivere da solo? Ne ho abbastanza di questi due!”
Autrice: “Una vita da scapolo? No, non sarebbe stato divertente! E poi… non è prudente lasciarti da solo per troppo tempo… chissà cosa potresti combinare… per non parlare del fatto che una casa è più economica di tre! Sai, su un pianeta in via di sviluppo…”
Kisshu: “Ok, ok, ho capito… mi rassegnerò…”
Autrice: “Bravo bambino!”
(**): Autrice: “E’ una cospirazione!”
Kisshu: “A questo mi riferivo quando volevo una casa singola… Ti immagini essere svegliati tutte le mattine da… Taruto?? Oddio…”
Taruto: “Ehi, non è stata una mia idea!!! E’ Pai che…”
Autrice: “Adesso basta! Insomma, fate almeno finta di essere una famiglia felice!!”
Kisshu e Taruto: “Se… più facile a dirsi che a farsi!” (si guardano in giro) “Però… non vedo Pai.. che fine ha fatto?”
Autrice: “Se n’è andato… almeno una persona matura in questa FF c’è…”
(***): Taruto (sconvolto): “A SCUOLA???? E da quando??”
Kisshu (ancora più sconvolto) : “AL LAVORO??? E da quando??”
Autrice: “Eh Eh… piaciuta la sorpresa?”
Kisshu e Taruto: “NO!!”
(****) Pai e Taruto: “SIII! Ce ne siamo liberati, finalmente!!! Yuhuuu!!”
Kisshu: “Che razza d’ingrati…”
(*****) Asteri è il nome della loro stella, come per noi lo è il Sole. L’ho presa dal greco
αστηρι, che significa appunto stella.
(*6) “Nai” è l’equivalente del nostro “marsh!”


~ * ~ * ~

E questo è solo l’inizio… vedrete con il cap. 2!!!
Tutti: “O poveri noi… qualcuno la fermi!!”
Autrice: “Ah ah ah, molto spiritosi…”
Ah, quasi dimenticavo: i versi all’inizio del primo e del secondo capitolo sono tratti da “L’Aurora” di Eros Ramazzotti… e presto capirete anche perché!
 


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